“Antonella Zazzera” di Lisa Wade, 2005

 

Antonella Zazzera è un’artista in costante evoluzione, in un costante fluire – un riflesso diretto dell’armonia dei cicli della vita che appaiono in natura. Può essere definita allo stesso tempo archeologa ed artista, passando dal suo precedente stile pittorico, l’estrazione di frammenti, e arrivando alle sue realizzazioni attuali.
Il suo lavoro è basato e si ispira al mondo naturale, in modo specifico ai suoi elementi essenziali: acqua, aria, fuoco e terra. “La luce proviene dalla terra, e la forma nasce dalla luce”, dice l’artista; una frase aderente ad Antonella, che proviene dalla pittura e dalla fotografia, partendo dallo studio della luce,che, nella scultura,sfocia nello studio della forma. Le ho chiesto se il suo ingresso nella scultura è dovuto alla necessaria e naturale evoluzione dalle due alle tre dimensioni. “Non credo che ci sia differenza tra i vari mezzi di espressione”, mi ha risposto, “ogni mezzo creativo è egualmente valido e contribuisce al processo della creazione”. C’è un legame comune che unisce tutte le creazioni, evidente in retrospettiva: i suoi primi dipinti, resi come bassorilievi; frammenti, fossili, se si vuole, di quei bassorilievi; fotografie, fatte per catturare impressioni ed effetti luminosi di quei frammenti sul rame; scultura, creata per catturare i mutamenti della luce solare. Archeologicamente,le opere d’arte fluiscono una nell’altra nella stratificazione storica. Comunque, il filo comune che lega tutti i lavori è la linea, linea di energia evidente in pittura, nell’intonaco, in fotografia, e, più distintamente, nei fili di rame delle sue ultime realizzazioni. “Ho sempre cercato uno spazio dove poter essenzialmente sentire” continua, “dove poter dare corpo alle idee rendendole concrete; l’uomo che si fa carico del proprio corpo in armonia”.
Per Antonella, c’è una relazione diretta tra energia, luce, movimento e creazione. La Zazzera spiega la sua espressione artistica in maniera quasi alchemica, “l’artista, in quanto corpo, è un concentrato di energia; prende luce dalle vibrazioni dei materiali e lavorando su di essi traspone tale energia, realizzando le opere d’arte. L’opera d’arte è quindi l’artista stesso, che, infondendo la sua energia nei materiali, crea un’invisibile onda tra lui e l’opera d’arte, un legame magnetico di densa energia”.
A seguito di questa dinamica, Antonella crede fermamente che ogni suo lavoro è unico, lirico ed irripetibile.
Antonella Zazzera, una dei tanti giovani artisti che lavorano in Umbria, e che saranno presentati da LP Art, ebbe i suoi primi approcci al mondo dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Perugia.
Il suo lavoro dapprima prese la forma di una estrema introspezione ed osservazione dei movimenti della figura umana. Durante le lezioni di disegno figurativo, il professore la incoraggiò a catturare l’energia e i movimenti dei corpi in movimento; il risultato fu uno studio della luce, della forma e delle traiettorie create dalle figure, di tipo bi-dimensionale. Influenzata, ma senza citazioni dirette, dal Futurismo, trasformò l’energia in riflessi con il gesso e catrame su garza, creazioni che lei chiama madri-matrici, evidenziando esternamente l’armonia interiore di una coscienza dell’essere. La delicatezza del supporto permise l’incisione della forma durante l’esecuzione; per esempio creando aree chiare attraverso l’asportazione di parte dello strato scuro dalla superficie dell’opera.
I resti derivati dalle madri-matrici, i pezzi asportati al fine di rivelare differenti trame e colori, diventarono un’altra serie completa chiamata frammenti. Essi sono testamenti di memoria fisica, quasi come forme di gesso tratti dal corpo, testimoni dello scambio di energia tra l’artista e il materiale di sua creazione.

E’ questa energia, questa forza che ha dato vita all’ultima esplorazione della Zazzera. Traendo ispirazione da questi frammenti nella vetronite, leggeri fogli di rame imprigionati nel vetro, con l’intenzione di catturare la variazione di energia della luce solare nelle varie ore del giorno; Antonella ha notato che le fotografie scattate a queste forme, con luci di tipo differente rivelavano luci e colori che l’occhio nudo non può cogliere, ma la pellicola fotografica sì. Quindi ha creato forme scultoree con il solo intento di catturare la luce, e quindi, l’energia che si crea sulla pellicola con la macchina fotografica. Le opere fotografiche evidenziano un parallelo con il chiaroscuro deciso del Caravaggio, che, di fatto, ha avuto una forte influenza sulla Zazzera. Ma sembrano anche le immagini al microscopio dei primi ricercatori del 18° secolo; materiali familiari, come la pelle, i capelli, nervi, sono resi irriconoscibili sotto la luce violenta, nell’intento di carpire l’insito meccanismo della vita umana. E’ una palese, forse inconscia, coincidenza che le rappresentazioni dell’innata armonia ed energia dell’artista riflettano il recupero dell’interiorità dell’uomo. Queste fotografie, quindi, per l’artista, divennero il segno-traccia, o la traccia di un marchio, nello specifico quello che era fissato sulla vetronite, caratterizzando con evidenza la fisicità della mano dell’artista in questi pezzi, che lei chiama armonici.
Lo studio di queste armonie dell’energia trasferita dalla luce attraverso il metallo ha condotto Antonella alle attuali realizzazioni, di trama o tessuto. Queste opere sono create su un grande telaio costruito artigianalmente che occupa quasi tutto lo spazio del suo soggiorno; un pannello di legno con chiodi è il supporto sul quale la Zazzera intreccia e dipana i fili di rame di differenti colori e spessori. Per Antonella, l’atto stesso dell’intreccio è magico, lei lavora in determinate ore del giorno, come Morandi, per cogliere gli effetti delle ore di luce solare ottimale. “La forma nasce dalla luce”, come l’artista ha già notato, “e lavorare questi materiali nella loro essenza vitale è la principale espressione dell’artista”. Quando ho fatto notare che il suo telaio ricordava uno strumento musicale, la Zazzera mi ha informato che le armonie coinvolgono anche l’udito. “Ascolta l’intreccio sul telaio”, mentre armeggia alla scultura, “ascolta le vibrazioni”. “Come chiameresti queste opere, composizioni, o sinfonie, come fece Kandinsky classificando le arti visive in termini musicali?” “Io le considero sinfonie”, risponde “ognuna con la propria armonia emanata dal gioco della luce nelle sue forme cangianti. Ho pensato alla prossima forma che potrebbero assumere le mie opere, ho pensato specificatamente alle vibrazioni ed alla creazione di strumenti”.

“Ogni cosa nasce da una precedente, dai genitori ha origine la progenie” dice la Zazzera. Alla domanda se per lei la grande tradizione artistica italiana fosse un tesoro o un fardello, lei ha negato sia l’uno che l’altro. “Io sono la continuazione della tradizione dell’arte italiana: lo studio della luce, la linea, il colore, lo spazio e il volume. Ho legami storici e non storici con l’arte. La cosa fondamentale è l’interconnessione fra artista e opera d’arte; l’azione della creazione come momento di diretto contatto tra pensiero e azione”.

Antonella Zazzera vive e lavora a Todi. Lavori presenti in collezioni permanenti nella regione sono: Albornoz Palace Hotel, Spoleto; Arte Hotel a Perugia; e il Museo della Transtoria, Faleria, Viterbo.

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