“Antonella Zazzera” di Mauro Salvi, 2006

 

L’arte è ricerca di valori armonici dello spazio della traccia e della luce e di tutto ciò che deriva dalla loro combinazione. La storia dell’arte studia queste combinazioni nelle varie epoche e ne trae le giuste conclusioni in relazione alla contemporaneità dei singoli artisti. La collocazione della Zazzera si pone nella ricerca di questi tre elementi fondamentali privilegiando la luce e la traccia ed assumendo il valore dello spazio da esperienze vicine alla sua contemporaneità di artista.
Un passo alla volta perché l’artista è ricercatrice profonda ed instancabile e bisogna attentamente seguirla nel suo percorso creativo.
È bene attribuirle una ricerca fra le varie perseguite dall’arte. La sua è una via di valori puri ed assoluti, non concettuali, come con banale ignoranza la contemporaneità tende ad identificare ogni pensiero.
Neanche è un mondo di racconto o di storie visive od interiori visioni di una realtà surreale o metafisica. E l’uso attento dei valori puri dell’arte decantato da ogni mimesi e da ogni applicazione concettuale così come ci è stato tramandato da tutti i grandi maestri dell’arte antica moderna contemporanea. Finalmente liberi da vincoli illustrativi l’arte astratta sta alla storia come la rivoluzione francese e lo sviluppo industriale sta all’avanzamento dell’umanità verso una propria individualità.
Per comprendere le sculture della Zazzera bisogna parlare d’altro, necessita tornare indietro, lontano molto lontano, in noi stessi; per capirla e per avere una sensazione di luce e di moto fusi in rapporti armonici proviamo a contemplare le vibrazioni luminose di una vasta distesa d’acqua leggermente increspata: patrimonio genetico universale. È percorrere a ritroso la storia dell’arte e chiedersi perché Fidia alla fine del V sec. a.C. riproduce nei panneggi delle sculture del Partendone questa vibrazione luminosa? Questa non è curiosità, questo è capire l’arte, è operazione di restauro ovvero sul come ripulire l’opera d’arte ormai opacizzata da molteplici luoghi comuni, osservazioni superficiali ed alla moda. Perché Fidia, Cavallini, Giovanni Bellini, Bernini, Medardo Rosso, Segantini, Boccioni, Dorazio, Zazzera hanno dato valore alla vibrazione luminosa marcandola con una traccia che la esalta? Cos’è un’opera se non il condensato, la sintesi dei valori armonici che stanno in noi, che ci sostengono, ci nutrono, ci collocano con naturalezza in dimensioni sconosciute.
Il seguire la ricerca della luce sulla materia, luce che ci mostra la materia nella sua forma e colore, luce che è essa stessa vita e forma, è una delle tante vie dell’arte. Infatti alcuni hanno ampliato la ricerca sullo spazio ed altri sulla traccia ed altri hanno inserito a questi elementi il racconto, cioè l’essere stesso che è parte monumentale e individuale del momento storico vissuto dall’artista.
L’artista contemporaneo non deve rendere conto a nessuno di ciò che produce e si può avvicinare agli elementi armonici nella loro purezza assoluta e materializzarli.
Questa è l’operazione fatta dalla Zazzera, fissare la luce sulla materia e liberarla in dinamiche che percorrono il nostro corpo spirituale come la rete sanguigna e linfatica percorre ogni essere animale e vegetale. Le sue sculture emanano il senso della vita, del divenire; vi è dinamismo preveggente che si racchiude nella densità della luce che si scurisce e si addensa come in una limpida notte, il cielo sfavilla, e più profondamente si scruta più luce mai vista appare, fino a eclissare il senso del reale e dialogare con la luce degli astri pulsanti, cioè con noi stessi.
La linea, che è espressione universale di un raggio di luce, nelle sculture di Zazzera si moltiplica infinitamente, perde la sua identità geometrica e diviene luce stessa conducendoci ad osservare le sue variazioni cromatiche, nella gamma tonale dei massimi chiari e dei massimi scuri; svolgendosi, ispessendosi variando costantemente orientamento genera spazio, spazio che si riempie della propria essenza e potrebbe farlo nella sua infinità se non ci fosse il limite dell’umana possibilità.
Lo spazio finale ovvero l’opera conclusa entro il proprio limite cioè la forma dell’opera è ultimamente elemento di profonda riflessione per la scultrice.
Lo spazio dell’opera ovvero l’opera conclusa è fonte di grandi studi nell’arte contemporanea. Traccia e luce sono elementi essenziali affinché lo spazio dell’opera possa vivere ma sono anche parassiti e comodi usufruttuari dello spazio. È lo spazio stesso dell’opera che deve sostenere tutto il peso dell’invenzione. La Zazzera vive questo turbamento che apre una speranza nell’avanzamento di concetto di spazio nell’arte contemporanea. Lo spazio delle sue sculture è ottenuto dalla forma che si adagia in se stessa, che soggiace alla forza di gravità sia in modo piano che curvilineo definendo così l’immagine dell’opera. Alcune sculture presentano superfici che si frastagliano, si affinano tendendo a fondersi con lo spazio che è al di fuori dell’opera stessa.
È un modo di compenetrare i perimetri del pieno e del vuoto tentato in varie epoche, ricordiamoci l’Apollo e Dafne del Bernini, una superficie del Medardo Rosso, si capisce, è cosa intricatissima che non ha una facile collocazione per nessuno e sulla quale tutti gli artisti si devono impegnare. È il limite della materia che solo la scienza potrà risolvere. Si sta tentando e la Zazzera sta tentando di smaterializzare lo spazio attraverso l’uso della luce.
L’uso che l’artista fa della luce permette alle sculture di apparire armonicamente disposte facendo intuire una natura superiore di perfezione, di idealità e di tipicità.
I valori plastici presentano un effetto luminoso attraverso il gioco di linee dense di variazioni di spessore e di tono. Non sono linee di contorno astratte ma facenti corpo con il soggetto stesso.
Possiamo dire che la Zazzera possiede l’arte di tracciare le linee in modo plastico.
Linee che tengono oltre la propria estremità facendo intendere altre linee e altri piani, quasi una rotondità continua dell’opera generando un travaglio che va al di là del soggetto stesso; vi è del genio che supera l’arte stessa, arte intesa quale binomio di idea e tecnica.
La bellezza di queste sculture non consiste tanto nell’opera quanto nello splendore che brilla in esse, sia nelle loro parti che nell’insieme.
La scala monocromatica del rame è tesa ed estesa, lasciando il tempo e lo spazio necessario per armonizzare il passaggio dei toni che appaiono sfumati e gradualmente si omogeneizzano.
I raggi di luce incidenti sulla superficie luminosa e non opaca producono riflessi che giungono all’occhio partecipando al complemento spirituale della raffinata forma, che emana quiete e moto al tempo stesso, padroneggiandosi in una mirabile temperanza psicologica di calma, serenità, impassibilità irraggiate dall’intelligenza della ricerca. Ci aspettiamo dalla scultrice delle grandi opere che nella loro vastità possano ampliare queste qualità.
La Zazzera ci conduce ad una visione interiore, infatti non bisogna essere tratti in inganno dal loro fascino esteriore, non bisogna fermarsi alla visione della forma, ma nella trasformazione di forma in luce, e quindi in essenza spirituale. Queste opere ci conducono a guardare in noi stessi ed a scoprire ciò che è in noi è ” L’essere armonico”.

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