“Fiat Lux” di Massimo Mattioli, 2005

 

«Vedere la natura attraverso l’arte, non più l’arte attraverso la natura». Queste parole di Konrad Fiedler ci tornano in mente di fronte alle ultime opere di Antonella Zazzera, fotografie e sculture, che nella speculazione sulla reale essenza naturale e umana traggono stimolo e sostanza stessa. Anche formalmente questi lavori vanno senz’altro ascritti a quella astrazione lirica e spirituale che trae origine da Wassily Kandinsky, a sua volta ampiamente influenzato dalle teorie di Fiedler e dei suoi numerosi continuatori.
La ricerca dell’artista trova la sua specificità nell’utilizzo della fotografia, che tuttavia vede come un mezzo, non il fine ultimo dell’opera; l’obbiettivo fotografico diviene lo strumento di una estrema analisi della forma primigenia nella natura, paradigma di una ricerca interiore nell’essenza dell’essere umano. L’indagine profonda mette a nudo la sostanza, la libera della personalità, dell’esperienza, giunge all’assoluto; si spinge, suggerisce Wilhelm Worringer, oltre «la superficie visibile delle cose».
Le sculture recenti rappresentano una naturale evoluzione del lavoro fotografico, quasi un compendio formale degli esiti; le linee-forza che percorrono le macro-fotografie, che l’artista definisce «segnotraccia», vengono proposte nelle sculture nella loro evidenza plastica e formale, documenti dell’armonia cosmica che precede la socialità. La luce, che nelle fotografie è elemento costruttivo delle forme nel segnotraccia, diventa strumento di un Ordine Superiore che informa queste dinamiche. La luce, che nella serie «Armonico» ispira il rame. La luce, che infonde la vita.

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