“Carte Scultura. Il momento del di-segno. Una conversazione con Antonella Zazzera” di Federico Sardella, 2010

 

AZ Vedi Federico… adesso come mi comporto. Per ogni carta che realizzo appunto in un quaderno le sue caratteristiche, la data in cui ho dato avvio alla costruzione dell’opera, lo spessore e il colore del filo di rame che impiego… faccio uno schizzo delle strutture e conservo una fotografia. Nel caso specifico dell’opera che ti sto mostrando ho annotato che è stata realizzata attraverso due passaggi di filo, e grazie a questo appunto so quante volte ho fatto i passaggi verticali ed orizzontali, quanto filo di rame ho messo, insomma… per me è importante appuntarmi queste cose e tenere sotto controllo l’evolvere del mio lavoro.

FS A corredo di una immagine, in questa facciata leggo: trama sedimentata di fili di rame su cui viene costruito un foglio di carta. Dunque, dimmi bene, quando hai dato avvio a questa nuova serie di opere?

AZ Il progetto iniziale di questi lavori risale al 2006, e le opere hanno iniziato a prendere forma all’incirca durante il mese di agosto del 2009. Abbiamo girato assieme in macchina alla ricerca di un grande contenitore per la cellulosa, dove poter immergere i telai… ricordi?

FS Lo ricordo benissimo, erano i giorni precedenti il ferragosto. In pochi lavoravano, a parte noi… e tu volevi dar forma a ciò che lentamente avevi elaborato dentro di te ed appena sperimentato con la realizzazione di piccoli lavori, per presentarne alcuni di grandi dimensioni alla mostra alla quale hai partecipato all’Accademia Nazionale di San Luca, a Roma. Dal momento in cui hai intuito questa possibile svolta nel tuo percorso a quello della virata effettiva sono passati oltre tre anni, ed in quei giorni afosi, di corse in macchina, alla ricerca di un possibile contenitore per la cellulosa, ho avvertito l’urgenza e il tuo irrefrenabile desiderio di dare vita a ciò che lentamente era maturato.

AZ I risultati (le opere) sono arrivati solo da poco. Per realizzare queste Carte Scultura ho atteso a lungo, ho lasciato che le idee che hanno generato queste nuove forme sedimentassero e prendessero corpo naturalmente, senza accelerazioni. Guarda, in questo altro quaderno, ti voglio mostrare i disegni che avevo in testa. Facevo progetti e mille schizzi, non ricordo nemmeno più bene per quale occasione… la voglia di fare e di sperimentare mi spinge a proseguire, a cercare altre possibili soluzioni. Ti mostro tutto questo per farti capire quanto ho impiegato a dare forma ad una intuizione e ad elaborare una struttura in grado di rendere in modo soddisfacente una idea, che nel caso delle Carte Scultura è una idea di respiro, una scelta di respiro.

FS Mi piace la parola respiro… e trovo che appartenga e distingua queste strutture a cui ti stai dedicando. Nonostante la chiara fragilità, mi pare abbiano una autonomia ed una robustezza che i tuoi lavori precedenti, forse, non avevano… Sì, mi pare siano molto autonome e distaccate… sospese.

AZ In questi ultimi tempi passo di continuo dalla costrizione della forma alla sua liberazione più spregiudicata. Questo è un dualismo che mi appartiene. Faccio una cosa e di conseguenza ne metto in atto un’altra opposta e contraria per liberarmi da ciò che mi rende schiava: per liberarmi dalla schiavitù della forma e da quella della tecnica.

FS L’aspetto formale e quello esecutivo delle Carte Scultura sono molto interessanti. Si tratta, infatti, di una evoluzione naturale e cercata, che ti ha portata ad operare in uno stesso ambito, ribadendo le tue forme e il tuo sentire, impiegando sempre il filo di rame, che però sembra essere stato investito da un processo di calcificazione… ora che le guardo bene, so che forse non c’entra nulla, ma la cellulosa che riveste il filo di rame mi porta a pensare a quelle opere sublimi di Pier Paolo Calzolari rivestite di ghiaccio, o meglio: di brina, con l’intento di utilizzare un materiale che, a suo dire, anche se anonimo, assorbe la luce e lo spazio e che andando a depositarsi, per esempio, su una piuma fa si che questa diventi una scultura…

AZ Questi lavori li chiamo carte, ma in realtà sono anche sculture. Il titolo che assegno ad ognuna è: C/S, seguito da alcune cifre identificative. Un titolo semplicissimo, ma che indica la possibilità di sviluppo scultoreo che questi lavori hanno

FS Queste opere ti hanno portato a raggiungere uno dei tuoi obiettivi, ovvero quello di non dovere più cucire gli starti di filo sedimentato… in questo caso il collante non è più la sutura ottenuta attraverso i punti, ma è la polpa di carta che lega e tiene assieme il tutto, che mantiene i fili aggrappati l’uno all’altro.

AZ Il segno non si spezza più, è un segno continuo. Il punto di sutura interrompeva il naturale scorrere del filo e dello sguardo di chi lo coglie. La strada che sto percorrendo in questo momento è quella del disegno. Il disegno, in questi lavori, è fondamentale. Si tratta, infatti, di DI–SEGNO… legato al discorso del Segnotraccia, primario, arcaico, non scultoreo.

FS Mi dici che il segno di cui ti interessi non ha che fare con la scultura… e mi domando: è possibile che questo abbia a che fare con l’architettura? Non so, ma sembrano architetture queste Carte Scultura. In più sono strutture auto portanti, che si reggono da sole. Il massimo dell’architettura, dunque…
Ora vorrei fare un passo indietro però. Vorrei che tu mi parlassi di quella scultura che mi hai detto essere il momento di raccordo tra gli Armonici e le Carte Scultura… Un’opera riconducibile alla serie degli Armonici, realizzata esclusivamente con filo di rame, nel modo classico in cui sei solita operare.

AZ Allora, di questa tipologia di sculture in costruzione ce ne sono solamente altre due. Sono pezzi che non chiedono ulteriori indagini o ripetizione, non c’è bisogno, come nel caso degli Armonici, di indagare la forma, il disegno o la variazione cromatica. Queste opere segnano una svolta…

FS Che cosa ti ha spinta ad operare con qualcosa di diverso dal solo rame, con qualcosa di più… in questo caso la polpa di cellulosa? Sono le forme che hai scelto di mostrare che ti hanno suggerito l’uso della carta in abbinamento al filo di rame, o è qualche altro fattore che ha determinato questa scelta così originale?

AZ La liberazione dalla forma…

FS Questa scultura, che dici essere stato il punto di partenza di ciò che stiamo commentando, però, mi sembra una delle più costrette e definite che hai realizzato, nonostante abbia i bordi così liberi e sfrangiati…

AZ È vero, e proprio per questo mi sono proiettata verso altre soluzioni, cercando di azzerare la trama e il disegno… tornando in ogni caso inevitabilmente al disegno. Nelle Carte Scultura non è più presente, come lo è negli Armonici, una vibrazione data dall’intersecarsi ostinato del filo. Io ora metto in scena l’orizzontale e il verticale. La divisione è netta. Il di – segno è chiaro…

FS La scelta del bianco della polpa di carta è dettata anche dalla necessità di annientare il clamore e il bagliore sfacciato del rame, la sua luminescenza e la sua preziosità?

AZ No, oggi più che mai cerco di dare evidenza al segno, che tento di far emergere il più possibile. Si tratta sempre di un segno di luce, ma la luce che chiamo in gioco è differente, ed è più quieta e pacata. Voglio che tu veda quello che esce dal segno e la stesura della carta, che altro non fa che togliere lucentezza al rame. Ma la traccia della luce rimane… smorzo i bagliori del rame, ma al tempo stesso li potenzio, tentando di arrivare ad una luce naturale, senza vibrazioni, con un moto generato da linee e gesti.

FS Adesso ti dico una cosa che penso, vedendo queste strutture… alcune mi sembrano, per assurdo, generate da pennellate, dal gesto che presumibilmente potrebbe compiere una pennellessa e le differenti direzioni delle pennellate trovano un punto di raccordo, dove le linee si sovrappongono…

AZ La pennellata è il sentimento da cui nascono molti dei miei lavori…

FS E dove ti porterà questa scelta?

AZ Dove mi porterà adesso non lo so. Ti posso solo dire che sento forte l’esigenza di lavorare anche in questa direzione. E di coltivare questa possibilità di respiro che mi sono data.

FS In parte mi sembra che tu, sempre operando nell’ambito della sedimentazione, abbia rinunciato alla massa, allo spessore, al corpo tangibile in favore di un corpo presenza, che ancora però non è uno spettro…

AZ Cerco il segno puro, la presenza non dettata dalla materia ma dal segno.
Intendo proseguire la mia ricerca legata agli Armonici, alla loro evoluzione naturale che mi coinvolge e mi stimola a produrne sempre di diversi. Ma voglio anche occuparmi sempre più di Carte Scultura… Adesso, per me è il momento del disegno.

FS Parlami dell’ombra che le Carte Scultura inevitabilmente producono sulla parete. La cerchi? Ti interessa? Quanto ti interessa?

AZ L’ombra è un prolungamento del lavoro, che determina in esso un cambiamento temporale. Ogni mio lavoro, te l’avrò già detto in passato, ne abbiamo parlato nella prima intervista che mi hai fatto, è come una macchina del tempo. L’ombra determina l’opera, la modifica e la caratterizza. A me interessano il segno, la traccia e la luce. Ed occupandomi di luce, non posso non interessarmi all’ombra. L’ombra la gestisco e la governo, ed illuminando in modo ragionato le opere questa diventa parte della struttura.

FS Nemmeno l’ombra che le Carte Scultura proietteranno è lasciata al caso, dunque… L’elemento casualità (stupore per quanto ottieni) appartiene a questa serie di opere, o tutto è calcolato?

AZ Io calcolo tutto. All’inizio è difficile, ma una volta che ho acquisito confidenza e padronanza della tecnica, una volta entrata nel sistema determino il flusso della corrente e detto le regole… all’inizio c’è casualità, ma io cerco di impadronirmi della materia artistica, voglio avere la consapevolezza piena degli effetti che rendo. Anche per questo motivo appunto tutto nei miei quaderni: per avere il controllo totale dei mie gesti, di quelli passati, di quelli che compio e di quelli che compirò…

 

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