“La Scultura” di Mario Salvi, 2004

 

Forme chiuse, canoni, forme che si uniformano ad altre loro simili.
Aggregazioni di moduli difformi nell’unità ma simili nella molteplicità.
Esseri unicellulari che si congiungono e si moltiplicano. Non basta. Oltre.
Un segno che è segno in se od un segno che racconta, illustra.
Dalla immensità del vasto (o non è immenso?) esseri forma si aggregano affinchè si partecipi al mistero nella drammatica esperienza del gruppo.
Drammatica perché sono elementi essebti di razio educati ad un codice di apparente sviluppo ovvero di civiltà.
La linea esiste in quanto modula la luce. Non luce raggio solare quindi originaria ma luce plastica, modulata, luce che veste la materia, pelle.
Io sono! Così questi ellissoidi irregolari si manifestano. Sono dal nulla!
Eppure sono, sono prima della ragione che costruisce il simbolo, ovvero di ciò che placa l’essere che non sa: anzi lo narcotizza nell’illusione di un’idea che costruisce.
Che però l’artista dove non sa ciò che nessuno sa? Ellissoide in quanto elemento che preannuncia la formazione della ragione ma collegato strettamente alla propria molteplicità che lascia intendere insospettati sviluppi di aggregazione.
Segno di ricerca di un proprio se lontano ma anche vicino, così vicino che è nella traccia stessa: Ricerco in me una identità nel nulla.
Dal nulla mi formo, ricerco attraverso la plasticità della luce la mia essenza, non trovo una forma ma esisto: così la storia di tutti.
L’arte di sapere stare nelle forme. Perché ciò? Quale percorso storico dell’essere che rende valore a ciò.
Cos’è la storia della storia che rende questo tratto pari al contenuto di altri processi storici che hanno portato forme quali il Rinascimento?

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